I retaggi della tradizione
Come ai tempi dei Carracci e dei Marsili. I centri storici in Emilia-Romagna sono stati concepiti a misura di artigiano. E ancora oggi gli antichi mestieri hanno un ruolo tutt´altro che marginale nella città moderna. Dalle ceramiche faentine ai produttori modenesi di botti per l´aceto balsamico: ogni manufatto riconduce ogni volta al problema dell´uomo, ogni pratica artigianale, intimamente legata alla singolarità della persona e alla socialità dell´uso, pone in chiave attuale gli interrogativi della memoria storica. Botteghe di qualità e giovani creativi, artigianato artistico tradizionale e artigianato moderno innovativo, sono parte integrante del tessuto della regione. All’insegna della specializzazione e della sperimentazione che hanno portato anche a forme inedite di “botteghe” nel settore della comunicazione e del software. Resiste cosi nel tempo il concetto di manutenzione e di creatività su quello di sostituzione, tipico dell’era dei consumi.
Tanto più in Emilia-Romagna, terra della piccola e media impresa e della cooperazione, dove le botteghe hanno trovato un loro spazio vitale nel tessuto economico segnato dall´industria. E dove lo stesso artigianato artistico, là dove cultura ed economia si incontrano in misura maggiore, ha continuato, pur con un numero limitato di imprese, a ricoprire un ruolo importante nella vita della Regione e oltre i suoi confini.
Ceramiche e mosaici nelle botteghe emiliano-romagnole
"Grottesche" su fondo blu, fruttiere traforate in stile raffaellesco, pittura su maiolica, vasellami Liberty. Stili e decori storici della tradizione ceramica faentina. Una tradizione plurisecolare che ancora oggi resiste alla civiltà del consumo, espressione dell´incontro tra artigianato e industria. La città di Faenza, il cui terreno è ricco di argille adatte per la foggiatura, sin dal Medioevo si è affermata come centro della ceramica di primaria importanza. Ora ospita il Museo internazionale delle ceramiche, uno dei più importanti nel mondo, l´Istituto statale d´arte per la ceramica, in cui studiano giovani di ogni nazionalità l´Istituto superiore per le industrie artistiche, che forma a livello universitario tecnici e designer, e l´Istituto di ricerche tecnologiche per la ceramica, punto di riferimento del CNR per i materiali ceramici.
E sempre a Faenza svolgono il concorso internazionale della ceramica d´arte contemporanea e la biennale internazionale dell´antiquariato ceramico.Dalle ceramiche faentine, conosciute nel mondo, al centro della liuteria di Pieve di Cento, alla pittura di decorazione, che si affermò sul finire del Seicento, quando a Piacenza i Bibiena cominciarono a lavorare per la corte dei Farnese, per le dimore dell´aristocrazia. Ed è consolidata anche la tradizionale lavorazione artistica del ferro battuto, di cui rimangono testimonianze del passato, come la romanica cancellata di Bobbio, il quattrocentesco balcone di Palazzo Bevilacqua a Bologna, le creazioni del Malagodi a Modena e le ringhiere di tanti palazzi piacentini, realizzate nel XVIII secolo.
Mentre in numerosi laboratori di Ravenna si compongono le tessere di prestigiosi mosaici: dal 1945 opera uno storico gruppo di mosaicisti con lo scopo di riscoprire le tecniche musive antiche per una corretta conservazione dei capolavori bizantini; Ravenna è poi sede dell´Accademia di belle arti, del Centro di formazione professionale "Albe Steiner" e dell´Istituto d´arte del mosaico. Infine, si distinguono gli orafi e, in Romagna, le botteghe di tele stampate, le ultime rimaste di un gruppo di botteghe diffuse nello stato Pontificio dal XVIII secolo, esempio paradigmatico "di sopravvivenza in aree periferiche di un´arte andata scomparendo nei centri maggiori come Roma per motivi economici e culturali"